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Il grande inganno di “Uno momento”: la canzone italiana più famosa in Russia (che non esiste)

Immaginate una tipica melodia napoletana, romantica e travolgente, cantata con passione da un duo di artisti. Sentite parole familiari, accenti che ricordano le nostre serenate e un ritmo inconfondibile.
C’è solo un piccolo dettaglio: quella canzone non ha alcun senso e non è affatto italiana.
Parliamo di “Uno momento”, il tormentone pop che ha letteralmente stregato l’Unione Sovietica e che ancora oggi, a distanza di generazioni, rimane uno dei brani più cantati ed amati in tutta l’Europa orientale.

Il mito nato al cinema: “Formula dell’amore”

Siamo nel 1984. In URSS la musica leggera italiana e il Festival di Sanremo vivono un momento di popolarità travolgente. In questo preciso contesto culturale esce nelle sale il film sovietico Formula dell’amore.
All’interno della pellicola, un improbabile duo composto dagli attori Alexander Abdulov e Semyon Farada intona una bizzarra serenata. Il successo è fulmineo, totale, immediato. Il mattino successivo alla proiezione, gli interpreti si ritrovano al culmine della popolarità.
La canzone piace a tutti: viene canticchiata persino dai bambini, entra nei programmi musicali più visti della tv di Stato (come Morning Mail nel 1986) e si trasforma in una hit immortale.
Il paradosso? Durante il periodo di massima messa in onda, moltissimi russi erano convinti che si trattasse di un vero brano importato dall’Italia.

Un finto italiano dal cuore “russissimo”

Nonostante i forti richiami melodici e i cliché estetici, il progetto è al 100% sovietico. La musica e il testo di questa aria pseudo-italiana portano la firma del noto compositore Gennady Gladkov. Quest’ultimo, tuttavia, rifiutò di apparire nei titoli di coda come paroliere, lasciando ufficialmente la paternità del testo a Yuliy Kim.
Ma cosa dice davvero la canzone? Praticamente nulla. Il brano è strutturato come un geniale gramelot stereotipato: una sequenza di parole messe insieme solo per assonanza e musicalità, studiate a tavolino per suonare “inconfutabilmente italiane” all’orecchio straniero.
Il testo scanzonato, sotto la superficie di una bizzosa serenata, si chiude con il riferimento a un fantomatico “primo amore” felice ma rivelatosi poi bugiardo e ingannevole.
Una scelta che, in filigrana, rivela tutta la sottile sensibilità e la spiccata autoironia russa.

Il fascino dell’esotico (e il flop in Italia)

Il risultato finale è un piacevole calembour linguistico. Se un ascoltatore italiano non può che sorridere di fronte a questo mattissimo frullato di parole senza senso, il pubblico russo ne è rimasto affascinato, suggestionato dall’esotismo della confezione.
È lo stesso identico meccanismo psicologico che avviene al contrario, quando noi italiani ascoltiamo hit estere del calibro di Zuppa Romana, Venezia o Vendetta a Parigi: brani che a noi fanno storcere il naso per l’alto tasso di stereotipi, ma che oltreconfine fanno ballare e divertire milioni di persone.
Il destino di “Uno momento” ne è la prova perfetta: mentre in Italia il brano è rimasto totalmente sconosciuto, in Russia è diventato leggenda. Un cult intergenerazionale che dimostra come, a volte, la musica non abbia bisogno di un dizionario per colpire dritto al cuore.
Vi proponiamo, di seguito, la versione del famoso cantante lituano Radži Aleksandrovičius (conosciuto semplicemente come Radži) che riprende fedelmente il testo originale della canzone, trasformando il brano in un vero e proprio pezzo pop-folk melodico moderno ed energico, caratterizzato da un forte ritmo ballabile e dal suo tipico timbro vocale caldo e appassionato, che ricalca i classici stereotipi della musica italiana.